5) Progettoh2o: La lobby internazionale dell’acqua

Ismail Serageldin, il vice presidente della Banca mondiale, alcuni anni fa dichiarò pubblicamente che le guerre del ventunesimo secolo saranno conflitti per aggiudicarsi le risorse idriche del pianeta. Si riferì al fatto che le fonti di acqua fresca nel mondo sono destinate a scarseggiare in modo allarmante e che di conseguenza saranno inevitabili degli eventi bellici.
In risposta alla crisi, che cosa ha fatto secondo voi la stessa banca mondiale ? La Banca mondiale ha deciso di sostenere la privatizzazione delle acque e la tariffazione a costo pieno. Questa decisione sta causando sconcerto in parecchi dei paesi del terzo mondo e una corsa delle multinazionali a accaparrarsi le risorse idriche dei paesi civilizzati ed occidentali fra quali anche l’Italia. L’acqua sulla Terra è il 40 per cento in meno di trent’anni fa, e nel 2020 tre miliardi di persone resteranno senza. Ma gli Stati più forti stanno già sfruttando la situazione per trasformare questa risorsa in bene commerciabile.Il pianeta è rimasto a secco e, guarda caso, ce ne siamo accorti troppo tardi. Sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell’inquinamento, le risorse idriche pro capite negli ultimi trent’anni si sono ridotte del 40 per cento. Intorno al 2020, quando ad abitare la Terra saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile sarà di 3 miliardi circa. Di fronte al fallimento della tecnica, aumentano le previsioni catastrofiche sulla battaglia planetaria che si scatenerà per l’accesso all’”oro blu” del XXI secolo. “Il whisky è per bere, l’acqua per combattersi”, sosteneva Mark Twain, e le tesi di osservatori internazionali, personalità politiche ed esperti di strategia sembrano confermare quella riflessione. Di fronte ai dati allarmanti sullo stato delle risorse idriche del pianeta, la maggior parte degli esperti hanno dichiarato che “le guerre del ventunesimo secolo scoppieranno a causa delle dispute sull’accesso all’acqua”.
Tariffe salate
I conflitti per l’accesso all’acqua iniziano all’interno dello Stato, coinvolgendo e opponendo i grossi coltivatori - fautori dell’agricoltura intensiva - ai piccoli proprietari terrieri, gli industriali agli operatori turistici, e, inevitabilmente, gli abitanti che preferiamo chiamare consumatori!!,. Questo tipo di conflitti non dipende tanto da fattori naturali come il clima o la dotazione di risorse idriche, quanto dalle scelte politiche, economiche e sociali di chi gestisce la res publica. In Bolivia, per fare un esempio, dove l’acqua non manca, all’inizio di aprile si è proclamato lo stato d’assedio per frenare le azioni di protesta diffuse in tutto il paese contro l’aumento delle tariffe dell’acqua del 20 per cento, previsto dal progetto governativo della Legge delle Acque che ne affida la gestione a un consorzio di multinazionali europee e americane.
Attualmente, nel mondo ci sono circa cinquanta conflitti tra Stati per cause legate all’accesso, all’utilizzo e alla proprietà di risorse idriche. Anche in questo caso, la maggior parte delle analisi citano come causa primaria un divario sempre più ampio tra la domanda e l’offerta, e, senza dubbio, si tratta di fattori cruciali: la zona in cui lo “stress idrico” minaccia da un momento all’altro di trasformarsi in conflitto armato è quella del Medio Oriente, dove il clima e le riserve idriche sono tra i più disgraziati del pianeta. Ma le spiegazioni basate sulla penuria d’acqua sono solo una mezza verità: che dire ad esempio della Turchia, vero e proprio chateau d’eau del Medio Oriente, con risorse idriche pro capite superiori a quelle italiane, e che però combatte da anni con Siria e Iraq per il controllo di Tigri ed Eufrate? Quello turco - ma anche quello dell’Egitto nei confronti di Etiopia e Sudan, e di Israele verso i suoi vicini arabi, tanto per citarne qualcuno - è un classico esempio di “idropolitica”, ovvero di politica fatta con l’acqua: strumento strategico per assicurarsi il potere e la supremazia economica in una determinata regione. Non a Caso, il caro stato di Israele ha praticamente occupato tutte le zone dove abbondano le risorse idriche del medioriente. Ai palestinesi e ai siriani resta solo che bere Coca Cola.

 

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